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Ormai scrivo solo per i compleanni, ma lo sapete che io ho un debole per i compleanni.

Bianca ha compiuto 2 anni lo scorso 24 marzo e se non scrivo com’è Lei oggi, fra qualche anno mi rimarrà solamente qualche foto e poca memoria.

Parla come una matta, dice qualsiasi parola o si sforza di dirla con grande cognizione di causa. Il tono con cui accompagna le sue parole è quasi sempre adatto al contesto. Me ne sono già accorta un bel po’ di mesi fa, quando ha iniziato a dire “Grasssie” ogni volta che qualcuno di noi le dà o restituisce qualcosa, dal bicchiere per bere, al gioco, al suo consolatorio e inseparabile doudou (o Gugumma come lo chiama lei).

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Questa sera è venuta in cucina e con fare super disinvolto, mi ha chiesto

“Cosa fai mamma?” Ha due anni e formula le frasi. Non lo dico per piaggeria, ma perchè credo nella bellezza di questi momenti semplici in cui si affacciano le prime cose, le prime brevi frasi.

A suo fratello si rivolge con la stessa frase che si è sentita dire più volte da lui ” Giulio stai zittaaaaaaa” e lo urla a squarciagola. Lo picchia come lui non farebbe mai con lei, lo sfida, lo abbraccia e lo chiama in continuazione.

E’ decisamente matta. E’ spietata. E’ bisbetica. E’ una “molella” come ci insegna. E’ testardissima. Non riusciamo a circuirla MAI. A volte per farla mangiare le diciamo che deve farlo per Babbo Natale (si lo so, siamo terribili), ma anche in quel caso a “Babbo”, concede due aperture di bocca. Niente di più. E per fortuna è finito il periodo in cui a metà pasto, quando lei era chiaramente sazia, prendeva a lanciare quello che aveva nel piatto. Ovunque. E se non fermavi il piatto in tempo, volava anche il piatto.
Quel periodo è finito, ma chissà quale diavoleria ci aspetta.

Sembrava essere finito anche il periodo in cui con un pennarello, che la Giotto definisce “Super Washable”, girava tutta casa (nuova), tracciando una linea continua che includeva porte, stipiti, muri, mobili. Dico che sembrava finito, perchè proprio domenica scorsa ha fatto un segno nero sul muro e il pennarello non è per niente super washable.

Non è del tutto concluso nemmeno il periodo in cui strappa le pagine dei libri e poi ti guarda con un sorriso di sfida e godimento per cui l’unica soluzione per me è quella di scappare. Dopo il primo anno di vita trascorso a non leggerle nemmeno un libro, ma a sentirli di rimando dalle letture riservate a Giulio, oggi il suo passatempo preferito è quello di sfogliare libri. Di leggerli con noi, di farseli leggere e di ripetere le parti che impara in fretta. Sul romperli un po’ l’ha capita perchè i miei sguardi non erano per niente di godimento e un po’ – pochissima – paura la prova anche lei.

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Sono passati poco più di due anni dal giorno in cui è nata. E io non ricordo più l’ora esatta in cui è arrivata. Erano le 17. e forse 18 o forse 28 o forse 38. Era un venerdì ed è arrivata due settimane prima del previsto. Non mi ricordo e anche mio marito ha un vuoto. Sconta l’essere arrivata per seconda e allo stesso tempo giova alla grande dell’essere arrivata dopo suo fratello. Conta soprattutto sul nostro sfinimento, soprattutto notturno quando a braccia tese nel buio pesto mi fa capire che non chiuderà occhio un secondo a meno che non finisca nel lettone. Non ricordo l’ora in cui è nata, ma non dimenticherò mai il momento in cui me l’hanno messa sul cuore. Tutta Bianca di nome e di fatto.

Bianca ha due anni, ed è un sacco di cose. Non è un angelo come ci ha fatto credere nei suoi primi mesi, ma quando vuole ti riempie di baci, di abbraccia fortissimo, e si accoccola che è una meraviglia. Se le dai una caramella diventi il suo eroe per sempre e ti perdona tutto. A me sembra perdonare gli attacchi isterici, qualche uscita dagli schemi e qualche approccio non proprio zen.

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Poi facciamo yoga insieme a casa, qualche sera, e tutto si riduce a gatti, cammelli, cani a faccia in giù e un mondo di risate perchè chissà cosa è per lei lo “yoda”.

Ti auguro che questi “2 anni” siano bellissimi Bianca. E auguro a me, mio marito e a Giulio che non siano nemmeno lontanamente come quelle storie di terrore puro raccontate sui “Terrible Two”.

Se sopravviveremo abbastanza per raccontarvelo, sarà un successo.