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Con il week end appena finito mi dichiaro ufficialmente uscita dal tunnel di grande unhappiness che ho attraversato per tutto il mese di gennaio.

A Natale ho ricevuto da Ste il biglietto per un concerto jazz la domenica mattina al teatro Manzoni di Milano. Invece di fare una toccata e fuga in giornata abbiamo deciso di prendercela un po’ più comoda e di dedicare a noi due e alla città ben 24 h. Giulio lasciato dai nonni con grande entusiasmo di tutti (forse un po’ meno dei nonni).

Siamo spariti il sabato subito dopo pranzo. Unica cosa decisa oltre al concerto e al treno, l’hotel.

Qualche giorno prima avevamo sentito un paio di amici per vederli, ma non avevamo certezze. Sapevo di qualche mostra interessante, di negozi che ho scoperto grazie a Gipsy in the Kitchen, ristorante tipico buono, ma non avevo pianificato niente.

Un’ora di treno per leggere, riposarsi, iniziare a staccare la spina e a goderci il viaggio…veramente troppo poco e troppo corto il viaggio per arrivare a Milano…abbiamo a malapena deciso dove andare a cena la sera. E prenotato.

Arrivati in Hotel inizia a materializzarsi il pomeriggio: visita alla mostra della Fondazione Forma per la Fotografia con la nostra amica Frannie e aperitivo con un amico di vecchia data diventato papà di Beniamino da un mese.

Biglietto della metro giornaliero in mano, un gran relax addosso e voglia di fare tutto e niente allo stesso tempo. Senza sensi di colpa per come andrà.

La mostra Gli Americani di Robert Frank si visita in mezz’ora ed è un tuffo nell’America degli anni ’50. Quella che piace un po’ a tutti.

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Il pomeriggio vola fra chiacchiere e spostamenti e i nostri amici ci accompagnano in macchina fino al ristorante, Antica Trattoria Masuelli, evitandoci corse e ricerche di taxi del sabato sera.

Usciti dal ristorante non ci balena nemmeno l’idea di considerare un’ulteriore uscita e torniamo in hotel sapendo che la notte dormiremo fra il bene e il benissimo. Finalmente.

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La domenica sveglia all’alba perchè le abitudini sono delle brutte bestie e decidiamo di uscire dall’hotel alle 8.30 di mattina in una Milano deserta e addormentata.

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Scelgo il posto dove fare colazione tramite una rapida ricerca su Google e troviamo Pavè Laboratorio di Pasticceria in via Casati. Apparentemente tutti i pochi milanesi hipster e svegli alle 8.50 sono li a mangiare le brioche buonissime. Io ne ho prese due che non voglio dimagrire.

Durante il tragitto a piedi troviamo di fianco ad una macchina una carta d’identità francese un libretto e assicurazione di auto francese. Li raccogliamo e tramite facebook ci mettiamo in contatto con il proprietario che qualche ora dopo incontriamo per il lieto fine della restituzione.

Nel frattempo siamo stati al concerto e abbiamo sfruttato la mia pancia di 7 mesi inoltrati per non fare la fila e vedere in un’ora la bellissima mostra di Palazzo Reale di Hokusai, Hiroshege e Utamaro. In attesa di decidere se mai riusciremmo ad andare in Giappone ci concediamo rapidi viaggi mentali e virtuali.

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Milano è una città comoda per gli spostamenti, bella per passeggiare, piena di stimoli culturali e con un sacco di scelte per pranzi e cene. E forse molto di più da scoprire.

Ritorneremo presto, ce lo siamo ripetuti spesso durante le nostre 24 ore di pura libertà!

Le foto sono fatte con il mio Iphone in attesa di comprarmi LEI e portarmela in giro ovunque:

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