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L’ho realizzato l’estate appena trascorsa: non posso più immaginare la mia vita senza figli.

Per una come me questa frase è forte.

E’ successo a luglio quando Giulio era al mare dalla nonna e noi rimasti a Bologna ci davamo alla pazza gioia serale e al lavoro sfrenato di giorno. Facevamo la vita B.G (Before Giulio), ma con la consapevolezza che non era più la nostra vita. Che non siamo più solo marito e moglie. Arrivavamo a fine settimana distrutti dalla frenesia e con una sensazione di vuoto e di inutilità che si sedava solo vedendo Giulio e tornando a fare i genitori.

Vi ho parlato qui di quel mese di luglio, ma non vi ho ancora scritto delle riflessioni che si sono innescate. Ci sono voluti 2 anni e qualche mese dalla nascita di Giulio per capire che siamo e saremo diversi per sempre. Una cesura storica non necessaria nelle nostre vite che già sembravano piene. Non necessaria, ma voluta. E proprio perchè sappiamo di non potere nè volere più tornare indietro che abbiamo capito che un figlio bisogna proprio, ma proprio proprio proprio, volerlo.

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Che tutti i sacrifici, le notti in bianco prima, quelle interrotte ogni tanto poi, le corse a casa per non togliergli 10 minuti in più di quelli che già non gli hai dato, il dargli da mangiare prima di tutto a lui e tutto il resto non importa (possiamo mangiare anche il cartone che va bene lo stesso), rinunciare a yoga alla lezione delle 19 o a tutte le lezioni della settimana, sono il risultato di un desiderio che non ti sei accorto di avere, ma nel mio caso era semplicemente viscerale.

Vuoi una cosa, in questo caso vuoi un cambiamento, di cui non sai nulla (per fortuna) e che teoricamente ti sembra perfetto. Ci vuole un motivo vero alla base di questo desiderio perchè te lo devi ricordare in quei momenti bui che vengono dopo un capriccio lungo,  una cena faticosa o una passeggiata al parco che si trasforma in jogging sfrenato per evitare suicidi.

In quei momenti non ho mai dimenticato quella sera di maggio 2013 in cui entrambi in bagno a stendere ci siamo detti in 5 minuti i motivi per cui volevamo fare un figlio. Fra tutti ricordo il principale: “Abbiamo ancora molto affetto da dare”.

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E’ a luglio che ho riflettuto sulla nostra scelta e sulla scelta di chi decide di non avere figli. Ed è proprio quando io ho capito di aver saltato definitivamente il fosso , che invece ho pensato che chi decide di camminare solo da un lato del fosso in una direzione più lineare e meno incognita (forse) può stare bene lo stesso. Basta volerlo. O non volerlo.

Mentre io ho capito che la mia vita precedente fatta di viaggi, di seconde lune di miele, di tante serate fuori con gli amici e di giornate al mare stesa su un lettino immersa nelle letture, non ci sarà più, comprendo benissimo chi decide di non abbandonarla questa vita.

Meglio per alcuni crogiolarsi nel sapere cosa si rischia di lasciare rispetto a quello che si spera di trovare.

Io per anni sono stata da quella parte. Ero fermamente certa di non essere portata per gestire figli. E mi ricordo spesso di quella convinzione perchè a volte lo penso ancora. Ci sono giorni in cui ho la prova provata di non essere in grado e di voler fare tutt’altro.

Ma il mio motto sin da quando ho memoria è “meglio fare e poi pentirsi che pentirsi di non aver fatto“. E anche questa è un’altra ragione che mi ha portato di là. L’idea di non guardarmi indietro un giorno fra 30 anni e pentirmi di una scelta non fatta.

E’ con la stessa convinzione che una volta saltato il fosso ho sempre pensato che non valeva la pena fermarsi. Che essere figli unici era (ed è) già penoso per me e volevo risparmiarlo agli altri.

Ed è così che ci siamo trovati di nuovo in bagno (rifatto nel frattempo) a stendere (abbiamo anche l’asciugatrice ma siamo tirchi) a ricordarci che di affetto ce n’è ancora un bel po’…

Adesso siamo qui a metà di un percorso che ci porterà ad essere in 4 + 2 pelosi. Con un po’ più di consapevolezza di quello che ci aspetta (HELP!).

Ed è proprio in questi momenti in cui sono convinta di quello che faccio, delle mie decisioni e sono felice che un desiderio si stia realizzando (perchè non tutti purtroppo riescono), che guardo con grande stima chi decide di non cambiare e di godersi la sua vita così come se l’è costruita con giornate complicate ugualmente, ma con la consapevolezza che se la sera vuole solo morire sul divano o in un bagno caldo di ore, può farlo. Alla faccia di tutti noi che in quel caso strisciamo silenziosamente verso il letto, a volte perfino scalzi per essere più “muti”, e sperando che durante la notte il letto non risulti sovrappopolato.

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