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P. per me è stato un compagno di viaggio a tutti gli effetti. Non so dire verso dove stavamo andando, e dove siamo arrivati veramente, ma posso dire che il viaggio è stato lungo, degno di quelli che contribuiscono un po’ a cambiarti la vita. Se non ci fosse stato uno dei due, l’altro avrebbe sicuramente fatto lo stesso percorso, ma l’esperienza da ricordare sarebbe stata un’altra. Parlo per me comunque. Magari lui la pensa diversamente. 

Dopo 12 anni di “convivenza” quotidiana in luoghi più o meno popolati e professionali, quel tipo di viaggio si è concluso. E’ un happy ending, ed è per questo che l’ufficio non mi sembra inesorabilmente vuoto, ma d’ora in poi le cose da raccontare saranno diverse e non troppo in condivisione.

Ho conosciuto P. a inizio settembre del 2004. Io ero appena tornata da un viaggio in Brasile di un mese per festeggiare la laurea, ero in ufficio in Università con una collega molto determinata e trooooppo seria, che aveva deciso di andarsene e di trovare il suo sostituto che doveva essere altrettanto determinato, ma che si prendesse un po’ meno sul serio. Quel giorno verso le 12 è entrato P. alto, tipicamente vestito da bolognese DOC così come conoscevo io i bolognesi DOC. Di quelli che sicuramente hanno fatto Economia o Giurisprudenza, ecco. Di quel giorno ricordo che ci siamo distrattamente salutati e che lui mi voltava le spalle perchè stava facendo un colloquio soft con la mia collega e io non ho avuto nessuna impressione su di lui. Ero ancora in pieno ritmo sudamericano ed ero appena stata rimproverata per questo. Quello che mi interessava era concludere al più presto la giornata. Ad ogni modo pensavo che P. avesse 24 anni perchè aveva dichiarato che doveva ancora laurearsi.Solo con il passare dei mesi e il suo effettivo arrivo nella mia quotidianità ho scoperto che aveva 6 anni in più di me e aveva già una laurea, una serie di lavori fatti in Inghilterra, un periodo negli Stati Uniti a 17 anni, una fidanzata storica, una passione tramontata per le arrampicate, etc. etc.. Nei primi mesi girava in bicicletta, aveva il Loden e le cuffiette per la musica. Con il passare degli anni alcune cose le ha lasciate indietro, ma le cuffiette sono rimaste, per la musica e altro.

Dal 2004 al 2016 abbiamo fatto letteralmente un sacco di strada…a piedi insieme nella zona universitaria per spostarsi dai vari uffici universitari con cui interagivamo, sempre a piedi per andare a pranzo e poi abbiamo fatto qualche trasloco. Ricordo che P. arrivava nella sede da cui dovevamo andarcene quando ormai gli scatoloni erano pressochè pronti e non sembrava troppo colpevole per non aver aiutato le sue mingherline colleghe donne. Con il passare degli anni ho avuto la prova che P. sia un vero gentleman ma diciamo che non lo mostrava al massimo in quelle occasioni. L’ha dimostrato successivamente più volte, ne cito una per tutte: quando era previsto nel menù P. ordinava sempre il cordon bleau a pranzo per darlo a me che così ne mangiavo ben 2 e davo sfogo alla mia ossessione!

Dal 2004 al 2016 siamo veramente cresciuti insieme confrontandoci molto e costruendo un rapporto che prima di tutto era professionale, ma in cui di umano c’era veramente molto. 

Con P. abbiamo fatto anche un discreto numero di bellissimi viaggi di lavoro in Africa. In Sudafrica, in Lesotho e in Kenya. Ricordo come se fosse ieri quando per recarci a fare 15  minuti di palestra nel bellissimo hotel in cui eravamo a Cape Town ci dicessimo a vicenda che quella città e quel posto aveva un che di familiare. Ci sentivamo a casa ed era così per entrambi. 

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Ancora oggi, e recentemente ci è ricapitato di ricordare quei viaggi e i momenti clou, a volte veramente irreali. Se riguardo le foto, in particolare quelle in Kenya in cui eravamo molto affaticati dai farmaci anti malaria, vedo lui che con una calma stoica mi faceva le foto dandomi anche dritte estetiche sul dove farle…

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In questo viaggio insieme abbiamo incontrato altri colleghi con cui abbiamo condiviso un pezzo di strada. E anche senza di loro noi saremo diversi.

Durante questo viaggio di 12 anni abbiamo trascorso molti momenti sereni e molti altri meno che ci hanno visti lontani, non tanto di scrivania, ma su piani mentali e verbali. Guardandoli a ritroso li vedo sfocati, ma so che ci sono stati.

Quello che ricordo bene però è che chi si è sostenuto veramente ed ha continuato a farlo nonostante alti e bassi siamo stati noi. In mia piena crisi di autostima è stato P. ad essere sempre convinto delle mie capacità di poter vincere la borsa di studio per New York nel 2008. E’ stato anche grazie a P. che ho imparato l’inglese meglio. Lui mi diceva sempre che lo parlavo un po’ “alla John Wayne”…e forse è così tutt’ora. E’ stato P. che mi ha detto che forse avrei dovuto imparare ad essere anche più diplomatica. E ancora oggi quando non lo sono, penso a quei giorni di quasi 10 anni fa in cui quell’invito era abbastanza pressante.

Per questi motivi il rapporto che si è instaurato ha aperto la strada ad una forma di complicità felice in cui spesso è bastato pochissimo per capirci e per non cercare di farsi beccare mentre ridavamo sotto i baffi per qualcosa che stava succedendo in momenti in cui non era d’uopo ridere .

In questo viaggio di 12 anni abbiamo vissuto esperienze di vita comuni: il ricordo degli anniversari di data in cui reciprocamente uno dei genitori ci aveva lasciato, l’essere figli unici, nuove case, nuovi lavori, lo stare vicino alla nostra Prof.e sentirla vicina, la convivenza con i nostri compagni, i matrimoni, un pezzo di cuore in Romagna, un figlio maschio nello stesso anno. 

Ricordo ancora a fine 2014 con due bimbi piccoli quando ci siamo guardati e ci siamo detti “chi lo avrebbe mai detto che saremmo arrivati fin qui 10 anni dopo?”

Già.

Chi lo avrebbe mai detto? 

E’ proprio questo il bello della vita no? a 10 anni pensavo di essere condannata ad essere figlia unica per sempre e invece la fratellanza percorre delle strade diverse e dei legami  che porterai con te.

 

 

 

 

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