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Avevo detto di avere un paio di storie da raccontare sulle amicizie finite. La prima la trovate qui, mentre oggi vi parlo della seconda ( e ultima) amicizia finita degna di nota. Sono storie a cui tengo molto e non a caso quando parlo di loro uso il termine “amica” . Per tutte le altre c’è il dimenticatoio e zero rammarico.

Ho conosciuto la mia amica S. il secondo anno di università al noiosissimo corso di storia del Prof. Ganapini. Quel corso ha stretto molte amicizie a dire il vero, ma quella con la mia amica S. era destinata a decollare e volare più in alto. Avevamo 20 anni e background diversi. Lei sapeva un sacco di cose, adorava Parigi, leggeva Simone de Beauvoir e della sua storia con Sartre, io conoscevo gli architetti, disegnare case e progettare strade, ma di quel passato non condividevo niente. Il nostro rapporto è nato preparando esami insieme, studiando insieme, uscendo insieme ( cinema obbligatoriamente d’essai per lo più) e nel tempo anche nel movimento universitario ” gli indisciplinati storici”. Abbiamo frequentato le rispettive famiglie, viaggiato, frequentato amici comuni, non abbiamo mai vissuto insieme, ma posso dire di aver costruito ricordi e di essere cresciute insieme attraverso le esperienze e la voglia di fare che si ha a 20 anni.

Poi la preparazione della tesi, quel gran periodo nero ma anche unico e nuovo, io avevo iniziato a lavorare contemporaneamente e lei mi chiamava ogni giorno per sapere quante pagine avessi scritto:

Lei: ” ciao D. Come stai?”
Io: ” Ciao S. Stanca e stressata tu?”
Lei:” sono stata tutto il giorno in casa a provare a scrivere con pochi risultati, tu quante pagine hai scritto oggi D.? ”
Io:” uhm…1 e mezzo tu?”
Lei:”Una decina, ma non sono soddisfatta” 😱😱😱

È in quei momenti che ha iniziato a serpeggiare nel nostro rapporto una competizione inutile a mio avviso, perchè le nostre storie, competenze, argomenti di tesi e chi più ne ha più ne metta erano e sono diversissime. È in quei momenti che ho iniziato a vedere sempre più sfocati i momenti ricchi della nostra amicizia; bellissime notti romane in un appartamento in zona Porta Pia, viaggi per manifestazioni a Firenze e Roma e belle serate a Bologna. Pranzi o cene impeccabili a casa sua. Ma siamo andate avanti e abbiamo messo altri segnalibri importanti alla nostra amicizia: un week end a Napoli per festeggiare la consegna della tesi e un viaggio di un mese in Brasile per festeggiare la laurea. Una laurea conseguita con lo stesso voto, nello stesso mese di marzo 2004, io il 19, lei il 25. Per la mia laurea tanti scherzi e sorprese che mi piace pensare fossero stati pensati principalmente da lei. Perché il suo segno, bello e originale, era sempre visibile. Ma le differenze iniziavano ad essere troppe nel periodo di spaesamento totale del post laurea. Le cose non dette, la mancanza di fiducia reciproca e a complicare le cose ci si son messi i fidanzati che sono diventati ex in quei mesi. E così, un giovedì prima di Pasqua del 2005, dopo un mese in cui ci siamo evitate come la peste ( a dire il vero ero io che la evitavo) ci siamo date appuntamento in stazione e in una scena da film o romanzo russo le ho spiegato che il mio desiderio era di non vederla e sentirla per un po’.. Lei L’ ha presa malissimo, e quel “po'” di tempo si è trasformato in poco più di 10 anni. Anni in cui ci siamo incontrate, abbiamo parlato del più e del meno non di massimi sistemi, ma con quell’intensità che solo una vera amicizia la può dare, a volte ci siamo solo salutate, poi evitate, poi ignorate. Oggi è il suo compleanno, ma un messaggio di auguri risulterebbe stonato. Per anni ho sognato la nostra amicizia che di notte esisteva ancora. Ironia della sorte ora abito a due passi da dove abitava lei e quando passo davanti al suo portone per portare Giulio all’asilo mi viene in mente il tratto di strada fatto insieme e un po’ mi manca, ma credo che ormai non ci sia più niente da fare che augurarle il meglio per una vita di cui io ho fatto parte, ma non più. Auguri S.

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