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Ci sono giornate che iniziano normali e non puoi sapere come finiranno.

Sono le persone, gli eventi che capitano, le coincidenze e le riflessioni che incorniciano il tutto a cambiare totalmente le nostre giornate a renderle importanti o semplicemente degne di nota.

Oggi è stata una giornata così e ve la racconto:

E’ iniziata alle 7.30 senza sveglia, sdraiata sul letto a guardare le notizie aspettando che Giulio si svegliasse. Poi passeggiata fino all’asilo chiacchierando con una mamma che conosco da poco ma che come le altre è molto piacevole. Mattina regolare di lavoro. “Fin qui tutto bene” (cit.).

Prima di pranzo sfreccio in motorino a prendere Ste, mio marito; abbiamo un appuntamento per vedere la casa dei sogni che è nel quartiere perfetto, ma ha il prezzo sbagliato. La vediamo e poi andiamo a pranzo al ristorante giapponese a parlare di quanto ci è piaciuta, ma di quanto non sia il momento, e trovarci d’accordo su tutto, anche sull’aspettare qualche anno e poi si vedrà. Il giapponese è buonissimo, by the way.

Dopo un ritorno in ufficio riparto per un incontro di lavoro senza immaginarmi nulla. Nel tragitto mi chiama un’amica che non sento da un po’ ed è un piacere farmi accompagnare da lei nel traffico di Bologna che cerco di evitare andando in scooter.

E poi due ore a ragionare con persone competenti e umane su come rendere migliore il luogo in cui alcune persone sostano prima del “viaggio” come direbbero nel bellissimo film “Departures”. Sentire odori forti, immaginare epiloghi tristi e vedere luci troppo troppo fredde. Progettare il cambiamento è il lato bello di quello che faccio e che voglio continuare a fare. Nessuno lo capisce il mio lavoro, ma a conti fatti è proprio questo. La giornata lavorativa finisce così. Ho bisogno di svuotare la mente. Mi fiondo in uno dei grandi magazzini che adoro di più l’IKEA, non ci vado mai mannaggia. Devo comprare cose incredibilmente indispensabili: un regalo per Giulio e delle candele profuma ambiente.

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Nell’angolo occasioni vedo una faccia amica che è insieme ad una persona con cui ho interagito solo virtualmente perché siamo su un gruppo comune. Finalmente la conosco di persona e in 2 minuti ci troviamo d’accordo su molto (su tutto?).

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E poi di nuovo in motorino per andare a un vernissage per far due chiacchiere con due miei amici e parlare di come si diventa artisti. Realizzare (fortunatamente) che noi non lo saremo mai perché abbiamo una forma di disagio che però non è di quelle che ti spinge a creare. A me spinge a scrivere ad esempio e voi siete qui ad assistere in qualche modo a questa forma di turbamento (sorry!). E poi finalmente a casa a trovare un piccolo volto sorridente che percorre tutto il corridoio per venirti incontro. Dirgli 7 volte che gli vuoi bene, fargli il bagnetto, metterlo a letto e goderti un po’ di pace.

Per fortuna che ci sono anche giornate in cui non succede nulla. E sono molto belle anche quelle, credetemi.   

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