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Ho scoperto di recente che ogni mese la community Instamamme propone un argomento di discussione. Nel mese di settembre è Mamme Multitasking. e io vi parlo della mia esperienza.

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So di essere multitasking. Ho fatto anche il test.

Sono nata multitasking anche se come dico sempre, mia mamma è l’unica donna al mondo che non è multitasking. Però ci ha pensato mio babbo a “insegnarmi” come si fa. Quando avevo 5 anni e giocavo nella mia stanza, lui entrava, e senza chiedermi di interrompere quello che stavo facendo, mi faceva cantare con lui “Vengo anch’io. No tu no”, per ore e per giorni, avanti così. Poi mentre cenavamo, riuscivamo contemporaneamente a continuare la nostra partita a scacchi e parlare con mia mamma o a guardare anche la tv. Fra i ricordi più belli di quell’orrendo periodo che è stato per me quello delle scuole medie, c’è una gita a Ravenna dove i miei compagni mi facevano notare che mentre ero sul pullman riuscivo contemporaneamente a:

  • ascoltare la musica con il walkman
  • giocare al game boy in particolare a Tetris
  • sistemarmi i capelli che in piena età dello sviluppo erano orrendamente diventati ricci
  • non stare zitta un attimo e seguire perfettamente più di un discorso
  • mangiare il panino (rigorosamente con la cotoletta)

Ho continuato così fino all’anno scorso. No, non a giocare al Game Boy, ma ad essere orgogliosamente multitasking.

L’apice l’ho raggiunto con le 8000 cose che riuscivo a fare in simultanea nel periodo della gravidanza. Poi per un po’ ho smesso.

E quindi vi parlo di come non è vero che tutte le mamme sono multitasking. O meglio, non lo sono dall’inizio o decidono di non esserlo più. I miei primi mesi da mamma sono stati un percorso di messa a fuoco del non essere più in grado di fare niente allo stesso livello di prima. Né contemporaneamente né in diluzione nell’arco della giornata. Ci ho messo veramente molto a capire che ero ancora io quella donna che trascorreva giorno e notte in balìa dei bisogni di un bimbo piccolo piccolo. Andare al parco e dare appuntamento a una tua amica perché ti facesse compagnia era il massimo che riuscivo a fare. Ed è stata dura non posso negarlo. Solo quando Giulio dormiva io tornavo a ri-possedere il mio tempo e le energie, e in mezz’ora o poco più riuscivo a fare un sacco di cose. A volte ci infilavo in mezzo anche 20 minuti del mio adorato yoga.

Questi 18 mesi però mi hanno cambiata e mi rendo conto che sono stata io, con il mio modo di vivere questa grande grandissima avventura che ho scelto di non tornare ad essere quella che ero. Essere multitasking è importante è vero, e io lo sono ancora, soprattutto sul lavoro.

Ma non so perché lo collego ad una forma di materialismo, di estremo pragmatismo di cui in certi momenti possiamo fare a meno. Vi parlo di un evento semplice avvenuto di recente: questa sera. Sono tornata dal lavoro tardi, la prima cosa che ho fatto è stata baciare il mio pupetto, poi mi sono messa dei vestiti comodi e l’ho preso in braccio per stare 20 minuti con lui dalla finestra a guardare gli aerei che passavano, la pioggia che arrivava e alcune persone distanti che:

  • correvano
  • tenendo l’ombrello
  • parlando al cellulare
  • e cercando di salire sull’autobus

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E’ un viaggio zen che magari durerà pochissimo, ma nel frattempo me lo godo 😀  IMG_5233

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