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Attenzione post un po’ triste e con elevati dosi di malinconia.

Sono in vacanza a Cesenatico e anche se stiamo bene, non riesco a non pensare a come sarebbe se ci fosse anche lei qui con noi. Lei sarebbe stata a casa gran parte della giornata perché era in malattia da anni ormai, e al mare ci andava solo nel tardo pomeriggio, per via della pelle sensibile (regalo della radioterapia). Sarebbe stata qui a intrattenere e a far giocare Giulio continuamente. Ci sarebbe stata anche per cambiarlo e per dargli da mangiare, cosa che mia mamma invece proprio non fa. Lei è mia Zia, la Zia Anna che se n’è andata il 10 febbraio di quest’anno. La sua casa, ora con abitanti spaesati, è rimasta qui, sopra l’appartamento dove vive mia mamma e dove stiamo noi quando veniamo giù. Sono passati un po’ di mesi, quasi 6 per l’esattezza, ma il passare del tempo, quando le persone non ci sono più, mi conferma solamente che è durissima concentrarsi sulla costruzione del ricordo ed è, invece, super facile crogiolarsi nel rimpianto di non averla qui.

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E’ proprio dura.

Il giorno in cui l’abbiamo salutata ho deciso che avrei trovato il modo per averla a casa gran parte della giornata, come faceva lei. Ho scelto di piantare una pianta di glicine, di quella che fa i fiori lilla che è un colore che sapeva portare bene, anche se aveva i capelli rossi e gli occhi verdi mia Zia Anna. In realtà portava tutti i colori più accesi come fanno mlte persone positive, sempre. Da New York le avevo portato orecchini con pietre gialle e le stavano super bene.

Ho aspettato che fosse il mese giusto per comprare il glicine, e poi l’ho piantato in una parte del giardino ancora da sistemare, da costruire, ma in una parte in cui la pianta può crescere ed espandersi come vuole. Ogni volta che torno a “casa a Cesenatico” vado a farle un saluto e, in questi giorni in cui sono più affaticata del solito, ogni volta che raggiungiamo quella parte del giardino, io mi fermo 2 secondi, e la saluto con la mano, quella pianta.

Lo so, un albero non può di sicuro rimpiazzare un rapporto che è stato bello, che si è alimentato negli anni e ancora di più nell’ultimo. Mi mancano molto le parole confortanti che mia Zia mi ha detto con un modo semplice quando io ero un tantino in crisi per un post-parto travolgente. Una pianta non può trasmettere valori ed educazione a me, ai suoi figli e a mio figlio che purtroppo non la ricorderà anche se mia Zia per me e per lui è stata fondante in quei primi mesi di vita e in quei primi e unici sorrisi che è riuscita a vedere di Giulio. Una pianta non può ridere con un bambino che ora comunica, ti abbraccia e ti tiene per la manina, ma per me quella pianta è comunque qualcosa da frequentare, da curare e da vedere crescere e cambiare in base alle stagioni.

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Non sono pronta e non lo sarò mai alla morte. Non ci si fa mai l’abitudine purtroppo, e anche se volessi, come credo sia giusto, insegnare a mio figlio che cosa significa andarsene, sarei una pessima maestra perché per me la morte di una persona giovane è sbagliata. Punto.

La vita, quella faticosa di ogni giorno, invece è bellissima e spero di accorgermene anche la primavera prossima quando riusciremo a far fiorire nuovamente quel glicine e per noi sarà una prima volta. 

Se vi va di condividere i vostri modi per ricordare sarei molto contenta.

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