Quest’anno è stato più difficile degli altri per noi che siamo in Italia e che abbiamo punti di riferimento solidi, storici, quasi anacronistici.

Se ne sono andati Enzo Jannacci, che per me rappresentava, prima di tutto, un bellissimo ricordo di complicità con mio padre, Don Gallo, a cui avrei voluto tantissimo far battezzare i miei futuri figli, e Franca Rame, punto fisso delle mie estati in campagna da sua vicina di casa.

Con tutti e tre ho avuto un contatto reale, anche se con Franca Rame decisamente più continuativo.

Per Don Gallo, dopo aver pianto un tot, ho deciso di andare a Genova al funerale. Ora, chi mi conosce sa quanto io odi i funerali, e come li eviti accuratamente. A questo proprio non volevo mancare.
A conti fatti, è stato uno dei momenti più belli di questo 2013.
Mi sono ritrovata in un’atmosfera che avevo dimenticato. Quella delle migliori manifestazioni civili di una Roma dei primi anni 2000. Quell’atmosfera in cui tutti sono lì, famosi e normali, a rappresentare un no o un si per qualcosa di grandemente giusto.
E’ stata per ma la conferma di dove vengo, dove vorrei andare e cosa dovrei essere. E’ stata la rinascita delle passioni civili. Mie e, secondo me, di tanti altri.

Non avrei mai pensato che in un blog sulla felicità avrei potuto scrivere un post sui funerali.

E invece vi faccio vedere il link del bellissimo discorso che Dario Fo ha tenuto al funerale di Franca Rame, a cui avrei voluto partecipare, se non fossi stata nell’inutile Praga.

E invece vi faccio vedere le foto del funerale di Don Gallo. Di una chiesa e una piazza gremita di persone, di pugni alzati e di un solo canto “Bella Ciao”.

Tristemente i funerali sono diventati questi grandi place to be. Momenti da vivere nella triste consapevolezza che queste menti pensanti se ne stanno andando con troppa velocità.

 

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e un po’ di sillytudine on my way to Genova

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